27 Gennaio 2020
“Il Rifugio di Olmo Panno”
Un’antica favola latina, precisamente la n. 220 attribuita ad Igino ( scrittore astronomo latino del primo secolo d.C.) recita:
“Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fin che esso vive lo possieda la Cura….”1
Con questa manciata di parole voglio iniziare la breve riflessione sulla cura in pedagogia con l’unico scopo di intrattenere qualche spazio di futura riflessione per il nostro paziente lettore. La cura, infatti, resta il centro del nostro lavoro e del nostro intervento. L’espressione e l’essenza della cura è, certamente, di tutti coloro che si affacciano al mondo minorile affinché questa possa accompagnare la crescita degli uomini e delle donne di doman, per una società civile ed emancipata quale accogliente luogo del benessere e di opportunità per un futuro migliore e migliore per tutti.
Ma facciamo un passo indietro. Nello specifico parliamo del nostro lavoro teso ad occuparsi dei minori vittime dell’inadeguatezza degli adulti attraverso un breve escursus storico partendo dall’Identikit del bambino/adolescente con un’infanzia difficile.
“Infelici devono essere considerati in un modo o nell’altro tutti quei bambini della cui esistenza autonoma e dei cui bisogni di differenziazione non ci si accorge da parte di genitori che, per varie ragioni, li usano nei fatti come oggetto di prolungamento del sé invertendo una gerarchia naturale e bloccando un processo evolutivo sano”2.
Nel 1946 divenne noto il fenomeno conosciuto con il nome di “child abuse and neglect “. Questo evento, che mise in risalto la condizione, fino a quel momento, muta dei minori abusati e maltrattati, fu l’epilogo di osservazioni critiche di Caffey e Silverman, due radiologi attenti, che dallo studio di esami radiologici cui era stato sottoposto un numero significativo di bambini, avevano individuato l’esistenza di maltrattamenti3.
Da quel momento di strada se ne è fatta molta ma sembra che non sia ancora abbastanza!
Con la Dichiarazione ONU dei diritti del bambino, il bambino diventa “soggetto di diritto” e non più soggetto sottomesso all’autorità parentale e degli adulti.
Nel 1961 H. Kempe formalizza, con una relazione all’Annual Meeting of American Academy of Pediatrics, il fenomeno della violenza ai bambini definendolo “battered child syndrome”. La definizione di “abuso” traccia una precisa linea di demarcazione stabilendo che tutti gli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale.
Le manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura di lui 4.
Inoltre, ogni forma di maltrattamento o sfruttamento del minore, sia abuso fisico, sessuale e/o emozionale, o trascuratezza che determini un danno effettivo o potenziale e ne compromette la salute, la sopravvivenza, lo sviluppo o la dignità, nell’ambito di un rapporto di responsabilità, fiducia o potere costituisce una grave forma di violenza 5.
La violenza può essere familiare o extra familiare ed essa viene classificata secondo la Classificazione del Child Protection register inglese 6 in:
- Trascuratezza: grave o persistente negligenza, la trascuratezza si esprime come il fallimento nell’azione di proteggere il minore dall’esposizione a qualsiasi genere di pericolo, incluso il freddo e la fame. Viene considerata una violenza anche la trascuratezza, che si esprime attraverso l’insuccesso in alcune importanti aree della cura che abbiano come conseguenza un danno significativo per la salute o per lo sviluppo psicologico. In chiave cross-culturale si possono includere discriminazioni e trascuratezze selettive dovute all’appartenenza a gruppi specifici.
- Ipercuria: (cure eccessive ed inadeguate).
- Maltrattamento fisico: che ha come conseguenza un danno, , fisico e/o psicologico, o anche l’incapacità a prevenirlo, cioè un persistente maltrattamento emotivo/psicologico o un rifiuto emotivo in grado di determinare conseguenze negative sullo sviluppo emotivo e comportamentale.
- Abuso sessuale: lo sfruttamento sessuale dei bambini e degli adolescenti immaturi sul piano dello sviluppo psico fisico, che si manifesta nel coinvolgimento in attività sessuali da parte di adulti finalizzato al proprio soddisfacimento. In questa è inclusa la prostituzione infantile e la pornografia che si esplicano approfittando della condizione di inferiorità fisica e psichica del minore non in grado di comprendere il senso dell’atto. L’abuso sessuale coinvolge il minore in attività sessuali che lo stesso non può comprendere, per le quali è psicologicamente impreparato e per le quali non può dare il proprio consenso. Questa pratica viola le leggi e i tabù sociali.
- Abuso emozionale: corrisponde a ciò che comunemente definiamo maltrattamento psicologico. S’intende un persistere nel maltrattare psicologicamente ed emotivamente attraverso un rifiuto emotivo in grado di determinare conseguenze negative sullo sviluppo affettivo e comportamentale del minore.
La Commissione Nazionale per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale di minori , ha sintetizzato le conclusioni a cui gli studi più recenti sono giunti, affermando che il fenomeno può manifestarsi nella forma di una condotta attiva (come percosse, lesioni, atti sessuali, discuria, ipercura) o di una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono). Viene evidenziato inoltre come da ciò discenda che l’impossibilità di rilevare evidenze traumatiche fisiche ed organiche non consenta di escludere l’ipotesi che abusi e violenze si siano verificati, mettendo dunque in luce l’esistenza di forme di maltrattamento differenti rispetto a quelle che comportano un accanimento sul corpo del minore 7.
È impossibile stabilire una relazione diretta tra forma di maltrattamento e conseguenze psicologiche. È chiaro, infatti, che gli esiti di un vissuto abusante affondano in un’etiologia multifattoriale:
- Contesto familiare (es. genitore maltrattante + genitore trascurante);
- Associazione tra le diverse forme di maltrattamento;
- Durata del maltrattamento.
Il maltrattamento psicologico è praticamente presente in tutte le forme di maltrattamento. Secondo l’Office for the Study of the Psychological Rights of the Child (Indiana) disprezzare, terrorizzare, isolare, sfruttare, corrompere significa mancare di responsività emozionale ed agire con trascuratezza rispetto alle necessità di cura psicologica, medica ed educativa del minore.
Ecco che a tutti gli adulti, a vario titolo interessati ai minori, compete occuparsi di loro con cura.
C’è una bellissima definizione che, nei primi 900, il filosofo tedesco Heideggerdà della cura in educazione:
“La cura autentica aiuta gli altri a divenire consapevoli e liberi per la propria cura” 8
Le stime, tuttavia, non raccontano la profondità di esistenze che cercano, rinnegandole, le cure mancate. Le stime non riferiscono di occhi spenti e dell’incertezza cronica per il futuro.
Non riferiscono di quella noia che si mescola all’abbandono e che non lascia spazio se non per il niente.
Per questa ragione, il lavoro della Comunità vuole poggiare la sua essenza nel concetto di relazione, ovvero in quella condizione propria di due o più individui che stabiliscono fra loro una connessione o corrispondenza in modo essenziale, capace di generare un legame, un vincolo di reciprocità, tale da acquisire un valore concreto nell’esistenza dell’individuo.
Una relazione che si contrappone alle precedenti. Una relazione che costruisce e cura a dispetto ed in contrapposizione ad una che ha demolito e condannato.
La Comunità diventa, quindi, il luogo privilegiato dell’educare centrato sulla relazione; “la relazione è soprattutto un “fare” che attraversa e ri-significa la quotidianità: i gesti che si compiono trasmettono messaggi, costruiscono ed esprimono relazioni, sono occasioni per costruire identità, per orientarsi nello spazio, nel tempo, verso gli altri” 9.
L’educatore diviene un prezioso narratore che rielabora, con i protagonisti delle innumerevoli ed imperscrutabili storie, quelle biografie spezzate affinché diventino un trionfo della vita e dell’auto-affermazione.
Ecco, quindi, che il narratore ed il narrato si incontrano come in una danza e attraverso una narrazione guidata dalla pratica delle “buone domande” 10. L’educatore non si limita ad interagire assistenzialmente con la sofferenza, con il danno emotivo o cognitivo, con la solitudine e con l’abbandono, ma attua il suo compito nel turbare il passato, il presente ed il futuro dei minori inserendoli in una progettualità, attivando forme d’aiuto e auto-aiuto che risveglino l’autonomia, l’indipendenza, il senso di “potercela fare” 11.
In questa cornice si inserisce il concetto di cura ri-pensata in chiave pedagogica: da funzione meramente biologica a pratica culturale, che regola l’agire umano con ricadute imprescindibili sui concetti di stili di vita, di educazione alla salute, di crescita, autoaffermazione. La competenza educativa si trasforma in occasione di promozione e sostegno della progettualità del ragazzo, collante tra limite e possibilità, finitezza e temporalità, presente e futuro inteso come esistenziale apertura ad un poter essere autentico.
Non un “Curing” nella prospettiva sanitaria del curare ma un “Caring” del prendersi cura. La prospettiva educativa quindi poggia sulla forza della prevenzione e promozione del benessere.
La cura si esprime, in questo senso, come quella realtà cosmica e salvifica, per cui ne va del destino stesso dell’uomo: ad essa è affidato il compito di condurlo verso sé stesso, verso la forma cui è “promesso”, perché l’esistenza non è l’attualità di un presente statico, ma è il “non ancora” di un “poter essere” che si protende nel tempo, verso il proprio “da farsi” ed è per questo che essa è, nella sua radice ontologica di fondo, originaria temporalità. La cura come un pensiero che “agisce in quanto pensa” 12.
La cura e la relazione, quindi si sposano dando vita ad un atto che, nello sprigionare la relazione d’aiuto, lascia spazio alla possibilità che l’altro rientri a pieno nella sua progettualità. In questa cornice, l’atto educativo assume la forma di un Atto Intenzionale volto a facilitare nell’altro il compito responsabile della libertà e delle scelte. La cura rappresenta un atto di Aiuto Particolare che, attraverso la relazione educativa, agisce appunto un’azione di salvaguardia verso colui che vive in una situazione di disagio affinché il progetto di vita possa sostenersi.
La parte più significativa dell’intero intervento di aiuto al minore , si sostiene perciò con un pieno riconoscimento della sua dignità e su una forma particolare di amore pedagogico, che equivale alla percezione profonda dell’originale valore connesso alla persona che favorisce una equilibrata e non possessiva assunzione di responsabilità sul benessere e sullo sviluppo di colui con il quale si istaura la relazione 13.
Il giovane, inteso come individuo nella profondità del suo sé, ritrova il senso di sé stesso solo nella relazione con gli altri verso i quali la cura lo rimanda all’aver cura. La relazione che cura insegna a non collocarsi al posto dell’altro ma ad immaginare il suo poter essere e poter divenire. Avere cura come atto del suo progetto esistenziale dove l’azione di educare è colto nella sua accezione di atto intenzionale volto a facilitare nell’altro l’esercizio responsabile della propria libertà e della scelta.
Secondo Martin Heidegger, la Cura è ciò che regge la nostra esistenza, ne è la struttura…
Dott.ssa Chiara Salerno
- Iginus, I secolo d.C., Favola nr. 220
- Cancrini Luigi (2012), Psichiatra e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, fondatore negli anni Settanta una fra le più importanti scuole di psicoterapia del nostro paese: Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale.
- Campanini Anna Maria, Professore settore scientifico Sociologia Generale, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
- IV Colloquio Criminologico, Consiglio d’Europa, Strasburgo 1978.
- WHO- Word Health Organization 1999.
- Gibbons et al., 1995
- Osservatorio Abuso sui Minori | Report gennaio 2011 Provincia di Salerno e Forum degli assessorati.
- Heidegger M., 1976, Essere e Tempo, trad. it. Longanesi, Milano, p. 157.
- Responsabilità Comuni – CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità per Minori) 2006.
- Comunicare in situazioni difficili con la PNL-RoccoAmerico-Franco Angeli Editore.
- D. Demetrio – L’educatore auto(bio)grafo. Il metodo delle storie di vita nelle relazioni di aiuto, Unicopli, Milano 1999.
- Promessi a una forma. Vita, esistenza, tempo e cura. Lo sfondo ontologico della formazione- Rita Fadda, Franco Angeli Edizioni.
- Domenico Simeone, 2002 (Professore Ordinario presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Pedagogia, Università Cattolica Sacro Cuore-Milano).
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